Abbandono di animali

La coscienza civile animalista sta evolvendo e con essa il “sentimento umano verso gli animali” tanto che il reato di abbandono di animali viene applicato a tipologie mai viste prima.  Con ciò s’intende una vasta gamma di situazioni sotto rappresentata: dai crostacei, ai suini, agli uccelli destinati alla tavola. Chi è sensibile all’argomento sappia che può invocare l’aiuto delle Forze dell’ordine, che devono intervenire, e denunciare ciò che ha visto. Vediamo la norma

Art. 727 codice penale primo comma

Chiunque abbandona animali domestici o che abbiano acquisito abitudini della cattività e’ punito con l’arresto fino ad un anno o con l’ammenda da 1.000 a 10.000 euro.
Pertanto tutte le volte in cui assistiamo all’abbandono di animali possiamo chiedere l’intervento del 112 numero unico europeo che si tratti di gattini, di cani abbandonati per strada, di animali in gabbia e di qualunque animale abituato a vivere in cattività.

Art. 727 codice penale secondo comma

Alla stessa pena soggiace chiunque detiene animali in condizioni incompatibili con la loro natura, e produttive di gravi sofferenze (e’ punito con l’arresto fino ad un anno o con l’ammenda da 1.000 a 10.000 euro).
Questo comma che viene applicato quanto il fatto non è riconducibile alla normativa del  maltrattamento degli animali  ha trovato applicazione in situazioni che fanno ben sperare, inteso come evoluzione della coscienza sociale.

ESEMPI di applicazione: grandi CROSTACEI

Il Tribunale di Firenze, ud. 14 aprile 2014  (Giudice Panteri) ha condannato un ristoratore che teneva animali destinati al consumo in condizioni incompatibili con la loro natura e produttive di gravi sofferenze.  La Polizia Municipale aveva infatti verificato che granchi, aragoste e un astice erano detenuti, ancora vivi, all’interno di frigoriferi a temperature prossime agli zero gradi centigradi, prossimi al congelamento e con le chele legate. Il tribunale ha ritenuto la scelta del ristoratore legata unicamente al risparmio economico, attesa la consuetudine di tenere i grandi crostacei vivi in vasche al fine di alleviare loro la sofferenza.  E che nel bilanciamento tra interesse economico (tenere l’animale vivo) e interesse (umano) alla non-sofferenza dell’animale, sia quest’ultimo a prevalere, in assenza di norme o di usi riconosciuti in senso diverso. Per tale ragion è stato condannato a una pena pecuniaria divenuta definitiva.

Maiale legato ad un albero

Cass. 20.5.2004, 28700 ha applicato l’art. 727 c.p., Maltrattamento di animali, al proprietario di un suino tenuto legato ad un albero con esigua libertà di movimento.

Anatre per la ristorazione

Trib. Milano, 10 febbraio 2012, in Corr. merito 2012, 10, 917, in un caso di detenzione e macellazione di anatre nella cucina di un ristorante con modalità produttive di gravi sofferenze.

Cavalli in stato di abbandono

La Cassazione, Sez.3^ 12/07/2017  n.34192 ha ritenuto che hai fini della configurabilità del reato (di cui all’art. 727, comma 2)  non è necessario che l’animale riporti alcuna lesione all’integrità fisica, potendo la sofferenza consistere anche soltanto in meri patimenti (Sez. 3, n. 175 del 13/11/2007, dep. 7/01/2008, Mollaian) ovvero in situazioni che incidono sulla sensibilità psico-fisica dell’animale, procurandogli dolore e afflizione.  E pertanto, è del tutto irrilevante la circostanza che i veterinari non abbiano riscontrato un cattivo stato di salute dei cavalli.

Quando si realizza il maltrattamento?

Il maltrattamento degli animali si realizzata quando costringi un animale a vivere in condizioni inaccettabili per la sua natura, senza che sia necessario che il suo stato di salute risulti compromesso. Quando la condizione di vita in cui costringi l’animale gli procura sofferenza, dolore e afflizione. Pertanto nel bilanciamento tra interesse economico (tenere l’animale per ragioni di allevamento) e interesse (umano) alla non-sofferenza dell’animale, è quest’ultimo a prevalere, in assenza di norme o di usi riconosciuti in senso diverso.

La ragione della protezione degli animali

La  Cassazione   n. 46291/2003 spiega che la norma  mira a tutelare gli animali quali esseri viventi capaci di percepire con dolore comportamenti non ispirati a simpatia, compassione ed umanità.

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Abbiamo realizzato questo scritto per informare sui doveri civili verso gli animali che teniamo per uso economico
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