Appropriazione indebita

L’appropriazione indebita è una figura di reato (art. 464 codice penale) che si realizza quando una persona che si trova, per qualunque ragione, ad avere la disponibilità del denaro altrui  (o di un bene) se ne appropria.
Se ciò dovesse accadere  accade tra le mura familiari non si parla di reato; perché lo Stato ha ritenuto di tutelare la famiglia sopra il denaro. Per cui se tra padre figlio, marito moglie, fratelli conviventi c’è un ammanco di denaro il reato non sussiste.

il fatto

Un avvocato, nello svolgimento del rapporto professionale, e precisamente durante un giudizio civile,  ha recuperato delle somme per conto della società che rappresentava. Di tali denari un parte l’ha trattenuta per sé, dichiarando di essere stato autorizzato verbalmente dall’amministratore  della società a prendere il suo compenso professionale. Come sappiamo tutti “verba volan scritta manent” (cioè le parole restano in aria ciò che scriviamo resta sul foglio) non ha permesso al professionista di dimostrare di aver ricevuto una simile autorizzazione. Per tale ragione è stato denunciato per appropriazione indebita dal Cliente.

Corte di Cassazione sentenza n. 10977 del 2018

Il professionista  si era difeso, dall’accusa di appropriazione indebita, dicendo di aver compensato il proprio avere, “parcella”, con quanto ricevuto per il cliente.
La Suprema Corte ha sentenziato che,  i crediti della parcella del legale non sono “certi, liquidi ed esigibili” idonei per operare una compensazione.
Per meglio comprendere, posso compensare un debito e un credito quanto si tratta di somme certe; cioè di due importi che non sono più soggetti a variazione.
La parcella di un avvocato è un documento creato dal professionista e può essere oggetto di variazione, ad esempio se viene contestata. Per pretendere  il pagamento dovrà ottenere un titolo -una sentenza, un atto di negoziazione assistita, un verbale di mediazione ecc – .
Un titolo è un provvedimento, giudiziale o negoziale,   dichiarativo del mio credito, che è “certo, liquido ed esigibile”.  Solo allora posso esigerlo e opporlo in compensazione.

compensazione di debiti e crediti

In definitiva solo quando il debito e il credito sono non più soggetti a variazione posso operare una compensazione. Cioè, nell’esempio di cui sopra:  ti devo consegnare 400,00 ma dovendo avere 100,00 (come risulta da atto eseguibile) me lo trattengo.
Pertanto,  il legale, che sottrae il controvalore della sua parcella, su somme del cliente momentaneamente  il suo possesso, commette un reato.
Inoltre sarà tenuto anche a pagare un risarcimento del danno conseguente.

 

Lo studio tratta la materia penale e del risarcimento del danno, chiamate per illustrarci la vostra questione

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