Diritto alla salute

Come devo intendere il mio diritto alla salute in tempo di pandemia? Visto il propagarsi della malattia lo spazio del mio diritto si affievolisce o aumenta? Entrambe le cose: si indebolisce per il grande numero di richiesta di cure e si rinforza per le risorse messe in campo. L’importanza della salute ci impone riflessioni personali e collettive sulla nostra natura umana.

Diritto Costituzionale che scavalca tutto

Ne abbiamo sentito parlare fino allo sfinimento, dell’art. 32 della Costituzione: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite..”
Nella nostra Carta troviamo molti diritti fondamentali, in questo momento, il Governo, ha imposto la tutela di questo come primario a discapito di tutti gli altri.
Il nostro sistema di assistenza universale ce lo permette, perché è proprio il nostro modo di vivere la collettività: “davanti alla salute” tutto fa un passo indietro.

Il mio diritto alla salute e l’istinto di sopravvivenza

E’ proprio il mio individuale diritto alla salute che mi fa stare a casa, perché l’istinto di sopravvivenza viene prima di qualsiasi sentire empatico. Tant’è che abbiamo assistito alle fughe al Sud, nelle seconde case, nell’isola privata… comportamenti criticabili, ma profondamente legati alla sopravvivenza individuale.
Proprio per questo percepiamo come eroi: medici, infermieri, personale sanitario, volontari perché in questo momento è “contro natura” stare a contatto diretto con il Covid19 giorno e notte.
Certo, è il loro lavoro, ma non l’hanno scelto mettendo in conto una pandemia.

Il mio diritto alla salute e il bisogno primario di socialità

Come mai non è affatto semplice stare a casa, mantenere la distanza di sicurezza ecc.?
Perché fa parte dei nostri canali istintivi di sopravvivenza stare insieme, per cui è molto difficile!
Noi esseri umani siamo istintivamente sociali: cioè non possiamo vivere senza gli altri, senza il calore, l’affetto, l’amicizia: insomma le relazioni interpersonali.
Chi non ricorda il tasso di mortalità negli orfanotrofi per mancanza di amore? Per questo partecipiamo ai flash mob, ci commuoviamo e ci stupiamo non poco della partecipazione altrui. Per questo i ragazzi adolescenti che respirano nel gruppo di pari scalpitano più di altri.
Ma come mai l’estraneo che abita lì davanti partecipa, mi saluta, si adopera? Perché anche lui, come me, vive se si sente animale sociale in mezzo agli altri.
Tutti quegli altri che più ci mostrano le loro fragilità e più ci piacciono, perché li sentiamo intimamente simili a noi.

Il desiderio di normalità

Il mio diritto di fare le cose di sempre! La normalità è sopraffatta dal diritto alla salute.
Sono obbligata/o a fare altro o come alcuni, a cercare, tentare, di mantenere il ritmo consueto.
Perché questo ci dà una parvenza di sicurezza, ci fa dire che la vita non è poi tanto cambiata.
Ci auto infondiamo sicurezza, come i gatti quando fanno le fusa (che pare si dicano “va tutto bene”).
Lo svago è cambiato: cerchiamo di obnubilare la mente, alla ricerca del non pensiero, della non riflessione; ci limitiamo le notizie e i programmi TV.
Costruiamo striscioni con arcobaleni “andrà tutto bene”; cerchiamo l’ironia per farci una sana risata e ci telefoniamo più spesso. Silenziosi al monito obbligatorio di “mal comune mezzo gaudio”

E allora BUONA SALUTE a tutti Voi dallo Staff dello Studio Legale Bearzotti

 

WhatsApp chat