Femminicidio

Femminicidio, l’Italia detiene uno dei più atroci primati europei, avendo il più alto numero di omicidi di donne da parte dei mariti compagni, fidanzati o presunti innamorati. Triste non è la parola esaustiva, perché gli epiteti per un’azione così inqualificabile sono infiniti. Il “fenomeno”, come tutti sappiamo, e intuiamo, è complesso, tanto che se ne dibatte ovunque. Da più parti si è creduto di intervenire già in ambito scolastico, fornendo alle ragazze e ai ragazzi, strumenti di conoscenza, e successiva riflessione, sull’uso della violenza nei rapporti di coppia. L’istruzione è una necessità ritenuta da molti della massima impellenza.

Le Associazioni sul territorio

Esistono associazioni, presenti su tutto il territorio nazionale, che si propongono di offrire un servizio di aiuto e sostegno, di vario tipo,  alle donne, alle bambine e ai bambini che hanno subito violenze. Solo per citarne alcune, presenti nei capoluoghi di provincia in Toscana:  Artemisia di Firenze, Pronto Donna di Arezzo, Olimpia de Gouges di Grosseto, Luna di Lucca, L’Una per L’altra di Viareggio, Frida di San Miniato (PI), Donne insieme Valdelsa di Colle val d’Elsa (SI), Amica Donna di Montepulciano (SI) e Cooperativa Alice-Centro la Nara di Prato.

Iniziative private contro il femminicidio

Ci sono poi iniziative di singole mamme, vittime del femminicidio delle proprie figlie, che hanno deciso di mobilitarsi “per salvare più ragazze possibile”, per dare un significato al loro dolore. Alcune, come la mamma di Vanessa, uccisa dal migliore amico  – solo per citarne una per tutte –  ha creato un’associazione: “Non ti scordar di Te”  [la cosa più preziosa che hai] e incontra un gran numero di ragazzi e ragazze che la ascoltano increduli, commossi e la abbracciano. Ragazze e ragazzi a cui spiega che le donne non sono crocerossine – come ci ha insegnato Robin Norwood  in “Donne che amano troppo” pubblicato da Feltrinelli nel 1989 uno dei primissimi testi sull’argomento – affrontando quindi il tema, molto caldo, delle dipendenze affettive.  Maria Grazia Forli spiega loro anche che “l’amore è rispetto, mai violenza”  e anche “dietro le apparenze di persona normale, spesso si nasconde un assassino”.

CAM Centro Ascolto Uomini Maltrattanti

La Toscana è la regione che per prima ha posto l’attenzione anche agli uomini, fondando l’associazione CAM (Centro Ascolto uomini Maltrattanti), già dal 2009, che si occupa della presa in carico di uomini autori di comportamenti violenti, non solo di femminicidio quindi. Questa realtà si è, e si sta, fortunatamente, duplicando un po’ ovunque in Italia. L’idea di creare uno sportello di ascolto, e di percorso terapeutico, del tutto segreto per gli autori della violenza, è un segnale chiaro di quanto sia avvertita l’esigenza di agire sì, in sostegno della donna, ma anche nei confronti dell’uomo; del “mostro” cui vengono offerte  alternative, conoscenze, sostegno. La presidente, Alessandra Pauncz,  ha pubblicato “Trasformare il potere” ed. Romano; il testo si  rivolge, come si legge nella presentazione, “a tutte quelle donne che si sono domandate se quello che stava avvenendo nelle loro relazione affettiva era “normale” oppure no? Se la sofferenza che stavano provando era dovuta a comportamenti maltrattanti o alla loro eccessiva sensibilità?”

Femminicidio, la teoria del Prof. Giulio Cesae Giacobbe

Le teorie, che spiegano il femminicidio: la ragione che muove un uomo a uccidere la donna che “ama”, sono molteplici; innumerevoli  sono coloro che si sono interrogati e che hanno formulato ipotesi. Quella proposta dal prof. Giulio Cesare Giacobbe, fondatore della “psicologia evolutiva” e successivamente della psicoterapia evolutiva  (le cui linee principali e le tecniche di auto-guarigione sono espresse nei saggi “Alla ricerca delle coccole perdute” e “La paura è una sega mentale” entrambi editi da Mondadori) affascina per l’apparente semplicità e linearità del ragionamento. Giulio Cesare Giacobbe, in una schietta analisi della personalità degli esseri umani, li suddivide fondamentalmente in tre categorie: genitori,  adulti e  eterni bambini. Questi ultimi sono gli uomini e le donne che sono sempre alla ricerca di un partner cui appoggiarsi, e da cui dipendere affettivamente, e con cui  attuano comportamenti infantili: “da figli”, invece che da adulti. Per intendersi l’adulto di fronte a un rifiuto sa accettare e incassare un “no”; facendosi naturalmente da parte, facendosene una ragione, sapendo gestire quel tipo di dolore. Invece, l’uomo eterno bambino, secondo questa affascinate e pratica teoria, non riesce ad accettare di essere declinato da colei che percepisce “affettivamente” come madre. Madre “per elezione”, cioè la moglie/compagna/fidanzata/amica che ha scelto e a cui ha attribuito – spesso inconsapevolmente- quel ruolo! I figli generati da un’eterno bambino non vengono vissuti come discendenza bensì, nei momenti di crisi della coppia, come “concorrenza”;  essendo, il padre stesso, alla ricerca continua di quel tipo di affetto riservato dalla natura a un figlio. Consequenziale la ragione che spinge questi uomini all’infanticidio: i figli si trasformano in veri e propri “rivali” in quanto le sorelle e i fratelli  prediletti, a lui, dalla madre. Da qui il desiderio di vendetta contro la moglie-madre che lo ha rifiutato e contro  i figli-fratelli che la madre ha tenuto con sé.

Le dipendenze affettive malate che possono condurre al femminicidio

La teoria appare logica; diversamente non se ne viene a capo nel trovare una ragione per l’uccisione dei figli! Il Professore, che agli occhi di molte e molti appare anche un missionario – avendo posto a disposizione di ogni lettore (rectius lettrice) il suo metodo psicoterapeutico per la modica somma del valore del libro che la contiene – propone l’insegnamento di questa teoria, della psicologica “evolutiva”,  come compendio nelle scuole dell’obbligo. Un pensiero illuminato per sradicare l’incalcolabile danno che le “dipendenze affettive”, non curate, procurano alla società, in particolare a quella italiana che detiene il record del femminicidio.

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Abbiamo realizzato questo scritto perché purtroppo quotidianamente si sente parlare di femminicidio.
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