Stalking

Il reato di stalking è tra i più odiosi perché pone la vittima in una condizione di paura tale da costringerla a cambiare le proprie abitudini di vita. Lo stalker le trova tutte, e a volte il pretesto di vedere il figlio è un sistema per molestare, minacciare  l’altro coniuge, anche se separato o divorziato. Ma non ti puoi nascondere dietro il tuo “desiderio di vedere o di avere notizie del figlio” pensando di farla franca.  Così si è espressa la Cassazione (sent n. 10904/2020) “le condotte vessatorie dell’imputato, contro la ex compagna, non possono considerarsi come estrinsecazione del diritto genitoriale di vedere suo figlio“, ma vediamo meglio.

Stalker che cosa s’intende?

Stalker significa “persecutore“: colui che, con condotte che si ripetono nel tempo, minaccia o molesta un’altra persona, in maniera da :
1) procurargli uno stato grave di ansia o di paura
2) fargli temere di ricevere un danno alla sua persona o ad una a lui vicina (parente o amico)
3) fargli cambiare le abitudini di vita.
In questi termini l’art 612 bis del codice penale  identifica le condotte persecutorie.

 

Cassazione V sezione sent. n. 10904 30 gennaio – 31 marzo 2020

La cassazione è chiara nel dichiarare che  “Non hanno rilevanza alcuna gli argomenti relativi ai rapporti padre-figlio quando le condotte vessatorie – stalking -sono state dirette esclusivamente nei confronti della ex convivente, e madre del bambino”.
Nei fatti si trattava di: incursioni in casa, chiamate telefoniche a qualsiasi orario, minacce di morte, atti vandalici, quali la rottura delle serrature di casa o l’imbrattamento dei muri esterni dell’edificio, danneggiamenti dell’autovettura dei nonni e pedinamenti.  Pertanto il comportamento realizzato, apparentemente finalizzati ad incontrare o ad avere notizie del bambino,  è invece da inquadrare nel reato di stalker. Si allega la sentenza

CHE FARE DAVANTI A UNO STALKER

Il consiglio che arriva da ogni parte: avvocati, forze dell’ordine, procure, associazioni a sostegno delle donne, scuole, assistenti sociali, ordine dei medici, degli psicologi,  insomma da  tutti è sempre uno: denunciare! Non si deve restare in silenzio è molto importante, se  non si vuole rischiare che la situazione degeneri e diventi un femminicidio.
Quando abbiamo davanti un persecutore, cioè un soggetto che minaccia ripetutamente,  “promette” che vi accadrà qualcosa di male e vi mette in uno stato d’ansia che non potete prendere sonno o che dovete cambiare abitudini di vita (es: cambiare il numero di cellulare, o il percorso per recarvi a scuola o al lavoro, o la mail, il profilo FB…) bisogna denunciare.
L’esperienza giudiziaria insegna che, chi arriva a perseguitare è una mente “malata e criminale” che non merita alcun tipo di sopportazione o giustificazione.

Grazie di aver letto l’approfondimento

Abbiamo realizzato questo scritto per fornire informazioni e chi si trova a subire atti persecutori
Lo studio legale Bearzotti è a tua disposizione per fornire ogni consulenza in materia di tutela dei tuoi diritti  e di quelli dei tuoi figli.
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