Stupratore

Lo stupratore è una persone condannata per violenza sessuale, dovrà scontare una pena e risarcire i danni conseguenti all’attività criminale. Ma se non provvede e non ha beni da aggredire la vittima non è lasciata al suo destino in quanto interviene lo Stato, vediamo come dopo l’intervento della Cassazione.

Cosa fare per dimostrare l’inadempienza dello stupratore

Cosa s’intende per inadempienza? È la situazione della persona che obiettivamente non dispone di risorse né di beni per far fronte a un’obbligazione a cui è tenuto, o la persona che si dà alla fuga: il latitante.
L’inadempienza si dimostra con l’attivazione della procedura di esecuzione forzata – che può avvenire unicamente per il tramite di un legale – che conduca a pignoramenti negativi o ancor prima all’impossibilità di notificare il titolo esecutivo (la sentenza di condanna con gli obblighi civili).

La direttiva 2004/80/CE 29 aprile 2004

Il diritto a ricevere un indennizzo da parte dello Stato tre origine della direttiva del Consiglio Europeo   che impone agli Stati di riconoscere un risarcimento alla vittima di un reato intenzionale violento (che comprende anche la violenza sessuale). Lo Stato che deve provvedere al pagamento è quello in cui è stato commesso il reato;  quindi, le normative nazionali  devono adeguarsi per garantire un indennizzo equo ed adeguato delle vittime.

Legge 7 luglio 2016 n. 122

L’Italia con solo 12 anni di ritardo, e dopo una procedura di infrazione,  finalmente promulga la   L. n. 122/2016  ove all’art. 11 “e’ riconosciuto il diritto all’indennizzo a carico dello Stato alla vittima di un reato doloso commesso con violenza alla persona e comunque del reato di cui all’articolo 603-bis del codice penale..”
Non solo è stato necessario promulgare un’altra legge per istituire un fondo (L. 167/2017) ma per accedere alle risorse bisognava dare prova del tentativo di esecuzione forzata dell’impossibilità e il ristoro ed quasi simbolico, cioè in via forfettaria.

Cassazione II sez civ.n.  26757/2020

Interviene la Corte Suprema a ribadire (in 44 pagine ) ciò che la direttiva CEE aveva già chiaramente espresso: che l’importo dell’indennizzo non può essere puramente simbolico, ma dovrà essere proporzionale alle peculiarità del crimine e della sua gravità.
Nel caso in esame  la Presidenza del Consiglio dei Ministri viene condannata a pagare alla vittima di stupro  90.000 € oltre le spese di lite di ogni grado di giudizio.

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